Bresciano di origine boema, Carlo Hauner, giovanissimo pittore che non ancora ventenne espone alla Biennale di Venezia, designer di fama internazionale negli anni della maturità, scopre l’isola di Salina durante una vacanza nel 1963. Negli anni settanta decide di trasferircisi definitivamente e la passione per l’enologia può essere vista come l’ultima sfida di una vita intensa e costellata di interessi. Sempre irrequieto e curioso viene attratto dalla coltivazione della Malvasia e ne apprende le tecniche e i metodi tradizionali di coltivazione e appassimento. Di giorno l’uva viene esposta all’aperto sui graticci e ritirata al tramonto. Quando decide che la conoscenza acquisita e la sua creatività possono dare un contributo ad un vino che in passato era stato celebre come “nettare degli dei” va alla ricerca di appezzamenti di terreno rimasti incolti a causa della forte emigrazione che ha portato in Australia e nelle Americhe migliaia di eoliani. Riesce a mettere insieme una ventina di ettari che ripulisce, ripristina agli antichi terrazzamenti e fa rivivere come vigneti. Introduce alcune innovazioni: fa appassire l’uva sulla vite e sperimenta tecniche di raffreddamento durante la fermentazione. Piccole rivoluzioni che affascinano gli esperti, a partire da Veronelli, e che portano la Malvasia di Hauner sulla tavola di prestigiosi ristoranti, prima in Italia e poi in Francia, Stati Uniti, Gran Bretagna, Giappone e altri paesi. Dopo la scomparsa di Carlo Hauner, avvenuta nel febbraio del 1996, l’azienda è condotta con energia dal figlio Carlo Junior con la preziosa collaborazione della moglie Cristina e dei figli Andrea e Michele. Della Malvasia si producono oggi circa 50.000 bottiglie, suddivise in due versioni, la naturale e la passita. L’azienda produce anche capperi, quei saporiti boccioli che l’inventore di questa gloriosa azienda ha etichettato per primo con la dicitura “Capperi di Salina”.

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